domenica 6 dicembre 2009

Francesco Petrarca

Passa la nave mia colma d'oblio


per aspro mare, a mezza notte il verno,

enfra Scilla e Caribdi; et al governo

siede il signore, anzi ‘l nimico mio;



a ciascun remo un penser pronto e rio

che la tempesta e ‘l fin par ch’abbi a scherno;

la vela rompe un vento umido, eterno

di sospir, di speranze e di desio;



pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni

bagna e rallenta le già stanche sarte

che son d’error con ignoranzia attorto.



Celansi i duo mei dolci usati segni;

morta fra l’onde è la ragione e l’arte,

tal ch’i ‘ncomincio a desperar del porto

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